
Esce oggi, 28 agosto, la nuova edizione della Harden's London Restaurant, guida nata nel 1992 e subito diventata il faro dei gourmet nella terra del Principe Carlo.
Il dato che emerge dalla guida è molto interessante: stando infatti alla quantità ed eccellenza dei locali recensiti sembra che si possa deifnitivamente affermare che Londra stia vivendo il culmine dell'età d'oro della sua enogastronomia, tanto da arrivare a poter competere con l'offerta e la qualità di New York.
Ma ciò che Peter Harden, coeditore della guida, tende a sottolineare, è la crescita di locali che servono prodotti e piatti tradizionali della cucina britannica.
Sono sempre più i locali che aprono ogni anno (il numero di nuove aperture è tre volte quello di 15 anni fa), a fronte della percentuale (comunque alta) di quelli che chiudono, e la cosa buona - dichiara Harden - è che il livello dell'offerta oggi è qualcosa che un tempo sembrava neanche immaginabile.
Insomma, una vera e propria rivoluzione; un favola bella dove ristoratori e ristorati sembrano vivere tutti felici e contenti. Ma...
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Sarà l'effetto Ratatouille, sarà che l'argomento sta sempre più a cuore, ma l'enogastronomia ormai ha definitivamente rotto il ghiaccio nel mondo dell'animazione. O viceversa.
La notizia è di pochi giorni fa, anche se si sussurrava da tempo: la Aardman (quelli di Wallace & Gromit e Galline in Fuga, per intenderci) sta lavorando su una serie di cartoni animati dove il protagonista è Little J, un ragazzino di circa 10 anni con il sogno di diventare un grande cuoco.
52 puntate da 11 minuti l'una, pensate per un pubblico fra i 7 e gli 11 anni, tematica: cibo e corretta alimentazione. E la particolarità risiede tutta nel protagonista.
Già, perché Little J non è un bambino qualsiasi (continua...)
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È tutta robba bbona.
Questo il sunto della White paper pubblicata lo scorso venerdì 17 Agosto dallo State Council Information Office e dal titolo: The Quality and Safety of Food in China.
Cinque capitoli che descrivono gli sforzi del Governo cinese nell'innalzare e nel garantire l'alta qualità dei prodotti alimentari esportati.
Secondo questo documento, l'85,1% dei prodotti alimentari cinesi ha passato i test di qualità nella prima metà di quest'anno, a differenza del 77,9% del 2006.
Il documento è importante in quanto è il primo di questo genere e in questa materia che viene redatto e reso pubblico in Cina.
In contemporanea alla pubblicazione, il Governo ha anche colto l'occasione per criticare la stampa internazionale che enfatizza i problemi legati all'industria alimentare cinese facendo artatamente del sensazionalismo e costruendo a tavolino notizie viziate per limitare, se non bloccare, l'importazione di prodotti cinesi negli altri paesi e "dando vita - per dirla con le parole del Viceministro al Commercio, Gao Hucheng - de facto ad una vera e propria forma di protezionismo".
Tant'è, forse Gao Hucheng ha anche le sue ragioni, ma le mosse del Governo cinese nell'affrontare una delle più vaste e distruttive epidemie suine dell'ultimo secolo non sono certo volte ad agevolare una informazione più corretta.
A dispetto, infatti, dei toni trionfanti del Ministro dell'Agricoltura Xue Liang che annuncia (continua...)
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