Bob Noto, il ritrattista dell'haute cuisine
Breaking news: lunedì 28 gennaio alle 13:15, Alessandra Meldolesi e Bob Noto presentano a Milano - in occasione di Identità Golose - il loro libro SEI, autoritratto della cucina italiana d'avanguardia Read more
Un paio di anni fa avevo bisogno di alcune immagini a corredo di un servizio sull’arte contemporanea che prendeva in considerazione anche alcuni aspetti della cucina creativa, e mi capitarono fra le mani degli scatti molto belli di un tal Bob Noto (foto a sx), sconosciuto ai più e familiare invece agli specialisti di alta gastronomia.
La prima impressione quando vidi le foto fu di trovarmi davanti a qualcosa di diverso: è vero, potevano sembrare i “soliti piatti”, il “solito cibo”, ma quelle immagini lì andavano immediatamente oltre lo still life di qualità.
Erano scatti con personalità, veri e propri ritratti che trasmettevano un senso di composto piacere e, soprattutto, una sottile, quasi impercettibile ma efficace ironia.
Quando poi conobbi Bob, ebbi la conferma delle mie impressioni: gentile, ironico, posato e appassionatamente felice di poter appassionare delle sue passioni per mezzo delle sue passioni. Il che, traducendo l’allitterazione, significa felice di poter usare la fotografia (suo primo amore) elaborandola poi graficamente (suo secondo amore) per comunicare il cibo (suo terzo amore).
Primo, secondo e terzo amore sono posti in ordine rigorosamente temporale. Oggi Bob Noto...
Oggi Bob Noto ha all’attivo – come fotografo di alta gastronomia - diverse collaborazioni con riviste di settore (fra queste il Gambero Rosso, una delle prime a pubblicarlo anni fa), due rubriche fisse online (una su “Lo mejor de la gastronomia” e l’altra su “Identità Golose”) e due libri per la Giunti Editore, “Cracco” e “Grandi Chef di Spagna”.
BN- …ma fotografo da quando avevo 16 anni, in realtà.
Non credere di poter cominciare subito a chiacchierare liberamente! Prima devi presentarti…
BN - Mi chiamo Bob Noto, ho 50 anni e sono nato e cresciuto a Torino dove vivo insieme a mia moglie Antonella e al mio cane Rocky. Ho un’attività commerciale di utensileria meccanica ma nel tempo libero mi dedico con somma soddisfazione alla mia attività di grafico e fotografo.
…oltre ad essere un appassionato di alta gastronomia e approfondito conoscitore, per diretta esperienza, della cucina “d’autore” europea degli ultimi venti anni.
BN- Ma il primo amore è stato quello per la fotografia e per la grafica. Come ti accennavo, ho iniziato a scattare intorno ai 16 anni mentre verso i 19-20 già lavoravo come grafico. Fra i primi lavori nei quali coniugai foto e grafica, ricordo con piacere quelli fatti per la MU Records, erano le copertine dei dischi. Quindi negli anni ho proseguito collaborando con riviste, cataloghi… L’alta gastronomia è arrivata invece fra i 25 e 30 anni.
Come e perché?
BN- Non c’è un momento specifico, né sono stato “sedotto” da qualche amico o da una moda. In realtà il mangiare mi ha sempre affascinato, poi l’idea di approfondire degli aspetti non comuni legati al cibo ha iniziato a prendere sempre di più piede e non mi ha abbandonato. 
Si può dire che “ci hai preso gusto”…
BN- Propriamente.
Quindi hai iniziato da zero a frequentare un settore che magari all’epoca contava meno “gourmet specialist” di quanti non ce ne siano oggi. Quali passi hai fatto, come ti sei mosso?
BN- Innanzitutto leggendo: le guide, le recensioni… Mi informavo di dove sarei andato, perché e percome quel dato ristorante, quel dato chef veniva segnalato. Poi organizzavo il viaggio che, ovviamente, era anche un viaggio di piacere. Inizialmente ho fatto qualche sacrificio. I locali dove prenotavo costavano, quindi per dormire dovevo accontentarmi di vere e proprie stamberghe e il resto del tempo mangiare panini e acqua minerale. Anzi, dovrei parlare al plurale, perché con me c’era sempre Antonella.
Cosa ti spingeva principalmente nelle scelte di un certo locale o chef piuttosto che un altro?
BN- Quello che mi spinge ancora oggi, innanzitutto la meraviglia sinestetica che provo di fronte a quei piccoli, unici capolavori frutto di un insieme irripetibile di creatività artistica, maestria artigiana, interpretazione filosofica e scienza. E poi la curiosità di scoprire nuove soluzioni gustative, nuovi sapori, odori e combinazioni che restituiscono alla mente sensazioni interessanti che persistono oltre il piacere del palato.
Spagna, Francia, Italia soprattutto, ma anche svariate puntate extraeuropee. Fra tutte le tue esperienze qual è stata quella che ti ha lasciato il segno?
BN- Sicuramente quando incontrai Ferran Adrià la prima volta. Era il 5 agosto del 1993 e ci trovavamo, con Antonella, in vacanza in Spagna. Adrià all’epoca era ancora lontanissimo dalle spume, dalle destrutturazioni… tutto quello per cui lo conosciamo ora. “El Bulli” era un luogo dove potevi andare quasi senza prenotare. I menù erano di 8-9 portate, a differenza di ora che ne prevedono circa 34. Ci fermammo dunque lì, per provare la cucina di questo chef non molto conosciuto. Ci portarono per iniziare una granita di pomodoro. Una semplicissima granita di pomodoro, e immediatamente quando la terminai pensai che mi trovavo davanti ad un grandissimo cuoco. La conferma la ebbi, semmai ce ne fosse stato bisogno, da un’altra portata: un carpaccio di cervella con gelatina di acqua di mare, caviale e crema inglese. Per la prima volta chiesi di poter incontrare lo chef.
Non l’avevi mai fatto prima?
BN- Assolutamente mai. Adrià uscì dalla cucina e stringendogli la mano gli dissi esattamente quello che avevo pensato: “Signore, secondo me lei è il più grande cuoco del mondo”. A quel punto lui mi inchiodò e per quasi un intero pomeriggio mi fece un terzo grado cultural-gastronomico. Voleva vedere se chi gli aveva rivolto quel complimento era uno che se ne intendeva sul serio della materia oppure no. Finita la chiacchierata, ci invitò a rimanere e ci fermammo anche il giorno dopo. Iniziò così una bella amicizia con Ferran. E fu quella, gastronomicamente parlando, l’esperienza che ancora oggi a distanza di 14 anni mi emoziona.
Esperienze invece che preferiresti non ricordare?
BN- Ce ne sono state quante ne vuoi. Ho avuto delle delusioni, una fra tutte – ma ti racconto il peccato e non il peccatore – fu con una patata al tartufo. Era letteralmente immangiabile. Provai, giuro, provai a mangiarla ma non si può descrivere che cosa immonda fosse, tanto che volevo chiamare lo chef, anche in quell’occasione. Ma questa volta a lui avrei fatto una proposta: se lui fosse riuscito a finire tutta la patata, gli avrei pagato il doppio della cena, altrimenti non avrebbe dovuto farmi pagare lui nulla. Antonella mi fermò quindi non lo feci, ma ora, quando ci ripensa, dice che avrebbe dovuto lasciarmi procedere.
Perché ad un certo punto hai iniziato a fotografare i piatti?
BN- Anche qui, iniziai in un’epoca in cui i reporter gastronomici erano ancora pochi; i piatti li fotografano quasi solo i giapponesi. Ora navighi in internet e trovi foto di tavole, piatti, posate, a volte anche cibi smozzicati… di tutto. Io comunque iniziai perché volevo prendere degli appunti visivi, come dei souvenir di queste specialità di fronte alle quali mi trovavo. Come ti ho detto, è comunque una attività recente, iniziata solo quattro anni fa grazie alla discrezione delle macchine fotografiche digitali.
Con le quali fai degli scatti molto veloci…
BN- Sì. Ho una macchinetta digitale appunto, un piccolo cavalletto da tavolo, una piccolissima luce e faccio pochi scatti. Sono quasi delle foto rubate, perché devono andare bene subito. Non permetterei mai che la mia portata si rovini dilungandomi a cercare la foto perfetta. In fondo io in quel momento non voglio realizzare uno scatto still life. Sto facendo un reportage, e in quanto tale richiede velocità e precisione. In un secondo tempo lavoro le foto al computer e lascio solo il cibo su un fondo bianco per conferire alla foto una collocazione spazio-temporale diversa, farla diventare un ritratto che comunichi anche le mie sensazioni davanti a quel piatto.
Scoperto nella sua veste di “paparazzo del piatto” da Rafael Garçia Santos, patron de “Lo Mejor de la Gastronomia”, che lo ha voluto da subito ospitare sull’omonimo sito dedicando ai suoi “scatti rubati” a tavola una sezione speciale dal titolo “Prima che il piatto si raffreddi”, 
ora alcuni fra i migliori ritratti-reportage di Bob Noto sono stati raccolti nel suo ultimo libro “Grandi Chef di Spagna” (Giunti Ed.): un viaggio che ci racconta l’alta cucina spagnola contemporanea attraverso una serie di immagini del tutto inedite e realizzate direttamente a tavola in un lasso di tempo massimo di 2’30”, e che vede l’introduzione proprio di Garçia Santos e la collaborazione ai testi di una giornalista enogastronomica coi fiocchi come Alessandra Meldolesi.
Sempre per Giunti, invece, a fine dicembre 2006 è uscito un altro volume: “Cracco”, una monografia dedicata a Carlo Cracco, con foto di Bob, di Wowe (altro ottimo fotografo che ho scoperto di recente e di cui spero presto di scrivere, nda) e sempre testi della Meldolesi.
Infine, un’altra galleria online è quella che si intitola “Separati alla nascita”, pubblicata sul sito di Identità Golose – Congresso italiano di cucina d’autore, ideato dal giornalista enogastronomico Paolo Marchi e per il quale Bob ha creato il logo. In questo caso, però, più che un reportage basato sull’immediatezza dello scatto, il tema della rubrica è la comparazione fra come due grandi chef interpretano una data materia prima.

BN- I libri stanno andando molto bene e hanno avuto delle ottime recensioni. Devo confessare che la soddisfazione è stata parecchia, tanto che ora sono già al lavoro su un altro volume, un libro su 6 fra i migliori chef contemporanei italiani.
A proposito di cucina italiana, fu proprio Adrià a sottolineare poco tempo fa a Identità Golose che anche in Italia, dopo un periodo un po’ buio, è iniziato un nuovo rinascimento degno di grande nota.
BN- Concordo pienamente. Abbiamo una rosa molto ampia di grandissimi chef molto giovani e già stellati ai quali si aggiungono le “nuove leve” che ti assicuro, faranno parlare molto e molto presto.
La chiacchierata con il Bob fotografo-gourmet finisce quindi con una bellissima notizia; c’è però un altro Bob, meno conosciuto, che con pazienza e diletto dà vita a personaggi molto interessanti usando grafica e fotoritocco, e al quale vale la pena di dare una sbirciatina.
Et voilà, una chicca, solo per i vostri occhi:
Signore e signori, il Principe Raymond e la Alien League!



Ma questa è davvero tutta un’altra storia e, magari, ve la racconto un’altra volta.
Foto:
tutte le foto pubblicate sono di Bob Noto
foto 2, 3, 4, 5 provengono dal sito de "Lo Mejor de la Gastronomia"
foto 6, 7 courtesy of Giunti Publishing
foto 8 proviene dal sito di "Identità Golose"
foto 9, 10, 11 courtesy of Bob Noto
1) Bob Noto - Autoritratto
2) Riso, oro e zafferano (Gualtiero Marchesi)
3) Baccalà mantecato con gelatina affumicata, caviale asetra e tegole di patate (Massimiliano Alajmo)
4) Raviolo "sferico" di mango (Ferran Adrià)
5) Carabinero espresso (Elena Arzak)
6) "Grandi Chef di Spagna" - copertina del libro
7) "Cracco " - copertina del libro
8) Foie Gras interpretato da Marc Veyrat e Martin Berasategui
9) Alien League - Prince Raymod
10) Alien League - Mrs.Xukquaxzan
11) Alien League - Sgt. Kraktnych

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